LORTODELLARTISTA

STEFANIA SANSONI       

L’ORTO DELL’ARTISTA, I BUONI COLORI, L’ORTO SENSORIALE


Genesi di un progetto

Questo progetto nasce in un contesto formativo per il conseguimento della qualifica di Esperto di orti e giardini del benessere (ortoterapista), contesto nel quale mi sono ritrovata per necessità di cambiamento verso la fine della pandemia, per curiosità.

La terapia orticolturale o ortoterapia è una modalità di intervento che prevede l’utilizzo di pratiche orticolurali e di giardinaggio per intervenire nel processo terapeutico-riabilitativo degli individui.

Secondo l’American Horticultural Therapy, l’ortoterapia è “l’impegno di un client (utente) in attività orticole facilitate da un terapeuta esperto per raggiungere obiettivi terapeutici specifici e documentati”.

Il profilo dell’esperto in orti e giardini del benessere interviene nel processo di miglioramento della qualità della vita attraverso attività legate all’orto e al giardinaggio outdoor e indoor specifiche e individualizzate in base alla tipologia del singolo utente (soggetti con fragilità o disabilità fisiche e psichiche, ma anche bambini, borderline, anziani).

Si occupa della progettazione e della cura di spazi verdi in cui svolgere le attività laboratoriali programmate per ciascun utente a seconda della peculiarità e della gravità della disabilità; condivide gli obiettivi e svolge la propria attività nel pieno rispetto delle indicazioni fornite dalle figure professionali che hanno in carico i soggetti per valutare congiuntamente obiettivi, criticità e successi raggiunti.

Fatta questa lunga premessa per inquadrare il contesto, ecco la domanda che come si suol dire sorge spontanea: “come può una persona che ha fatto la restauratrice per tutta la sua carriera occuparsi di disabilità”? Era la domanda che mi ponevo tutte le volte che seguivo una lezione teorica straziante al corso, rispondendomi di non essere in grado per fragilità mia, ma non volevo demordere e sentivo di avere la necessità di dare un senso compiuto a quella nuova strada che avevo intrapreso.

La svolta

La svolta è arrivata un bellissimo giorno, quasi alla fine del corso, quando una lezione intera è stata dedicata dalla docente alla terapia orticolturale in ambito educativo scolastico non necessariamente legato alla disabilità, o per lo meno non esclusivamente: mi sono illuminata e ho pensato che ce l’avrei potuta fare.

Cosa c’è di mio

Da lì in poi l’idea… Erano anni che portavo in giro in contesti edutainment di attività per il tempo libero, un laboratorio dal titolo I buoni colori atto ad imparare a dipingere con colori naturali estratti da vegetali, frutto dei miei studi di approfondimento delle tecniche artistiche che avevo deciso di proseguire da sola dopo la chiusura del mio laboratorio di restauro, per coltivare la passione all’argomento, risalente ai tempi della mia formazione nel settore.

Nel frattempo, ho avuto l’opportunità di pubblicare due libri su queste tematiche: Dentro i dipinti (2021) e Colore: appunti per una storia (2023).

E allora perché non coltivarli a fini educativi i vegetali invece che comprarli al supermercato, per sensibilizzare le nuove generazioni? Mi si è aperto un mondo che ho condiviso durante il corso con alcune compagne: nasce così l’Orto del Pittore, portato all’esame per il conseguimento del titolo all’interno di un più ampio progetto di gruppo dal titolo “BEST garden – percorsi interdisciplinari di sostegno all’educazione scolastica”.

L’Orto dell’artista e il laboratorio I buoni colori, insieme all’Orto dei sensi, sono naturale prosecuzione di questa esperienza che ora propongo alle scuole che nella loro formulazione mi hanno permesso di mettere a frutto il metodo di lavoro interdisciplinare, acquisito all’ISA di Monza.

È da allora che mi è chiaro il concetto che spesso di fronte alla risoluzione di un qualsiasi problema, che sia esso connesso ad una attività o meno, ci troviamo in difficoltà perché riteniamo di poterlo risolvere trovando la soluzione nell’ambito ristretto alla criticità che stiamo affrontando. La frammentazione dei saperi non è utile metodologia, ben più costruttivo è un approccio interdisciplinare, indispensabile per affrontare e superare efficacemente i problemi che di volta in volta si presentano.

Il sapere specialistico non è sempre vincente perché comunque esiste una rete di interconnessioni per la quale le diverse discipline convergono.

Un approccio intellettuale interdisciplinare che collega, ad esempio, l’arte alla scienza o alla educazione didattica secondo i principi dell’edutaiment, accogliendo e valorizzando le molteplici tematiche di studio facenti parti del mio bagaglio culturale, è l’approccio che ho sempre prediletto e perseguito nel mio lavoro. Serve che le discipline “dialoghino” tra loro, e che dal “dialogo” e dallo scambio tra esse si trovino punti di contatto sia per risolvere problematiche sia per dar vita a nuovi e virtuosi sviluppi di conoscenza assecondando la creatività.


https://www.stefaniasansoni.it/wp/progetti/i-buoni-colori/

https://youtu.be/Ervd4aY79t0?si=IOcM4cjSFA8udu_y

https://youtu.be/QeI88MRE6Xk?si=vqp2SIs5B0-CFj8C