L’ORTO DELL’ARTISTA, I BUONI COLORI, L’ORTO SENSORIALE
Genesi di un progetto
Questo progetto nasce in un contesto formativo per il conseguimento della qualifica di Esperto di orti e giardini del benessere (ortoterapista), contesto nel quale mi sono ritrovata per necessità di cambiamento verso la fine della pandemia, per curiosità.
La terapia orticolturale o ortoterapia è una modalità di intervento che prevede l’utilizzo di pratiche orticolurali e di giardinaggio per intervenire nel processo terapeutico-riabilitativo degli individui.
Secondo
l’American Horticultural Therapy, l’ortoterapia è “l’impegno di un client
(utente) in attività orticole facilitate da un terapeuta esperto per
raggiungere obiettivi terapeutici specifici e documentati”.
Il
profilo dell’esperto in orti e giardini del benessere interviene nel
processo di miglioramento della qualità della vita attraverso attività legate
all’orto e al giardinaggio outdoor e indoor specifiche e individualizzate in
base alla tipologia del singolo utente (soggetti con fragilità o disabilità
fisiche e psichiche, ma anche bambini, borderline,
anziani).
Si
occupa della progettazione e della cura di spazi verdi in cui svolgere le
attività laboratoriali programmate per ciascun utente a seconda della
peculiarità e della gravità della disabilità; condivide gli obiettivi e svolge
la propria attività nel pieno rispetto delle indicazioni fornite dalle figure
professionali che hanno in carico i soggetti per valutare congiuntamente
obiettivi, criticità e successi raggiunti.
Fatta
questa lunga premessa per inquadrare il contesto, ecco la domanda che come si
suol dire sorge spontanea: “come può una persona che ha fatto la restauratrice
per tutta la sua carriera occuparsi di disabilità”? Era la domanda che mi
ponevo tutte le volte che seguivo una lezione teorica straziante al corso,
rispondendomi di non essere in grado per fragilità mia, ma non volevo demordere
e sentivo di avere la necessità di dare un senso compiuto a quella nuova strada
che avevo intrapreso.
La svolta
La
svolta è arrivata un bellissimo giorno, quasi alla fine del corso, quando una
lezione intera è stata dedicata dalla docente alla terapia orticolturale in
ambito educativo scolastico non necessariamente legato alla disabilità, o per
lo meno non esclusivamente: mi sono illuminata e ho pensato che ce l’avrei
potuta fare.
Cosa c’è di mio
Da
lì in poi l’idea… Erano anni che portavo in giro in contesti edutainment di
attività per il tempo libero, un laboratorio dal titolo I buoni colori
atto ad imparare a dipingere con colori naturali estratti da vegetali, frutto
dei miei studi di approfondimento delle tecniche artistiche che avevo deciso di
proseguire da sola dopo la chiusura del mio laboratorio di restauro, per
coltivare la passione all’argomento, risalente ai tempi della mia formazione
nel settore.
Nel
frattempo, ho avuto l’opportunità di pubblicare due libri su queste tematiche: Dentro
i dipinti (2021) e Colore: appunti per una storia (2023).
E
allora perché non coltivarli a fini educativi i vegetali invece che comprarli
al supermercato, per sensibilizzare le nuove generazioni? Mi si è aperto un
mondo che ho condiviso durante il corso con alcune compagne: nasce così l’Orto
del Pittore, portato all’esame per il conseguimento del titolo all’interno di
un più ampio progetto di gruppo dal titolo “BEST garden – percorsi
interdisciplinari di sostegno all’educazione scolastica”.
L’Orto
dell’artista e il laboratorio I buoni colori, insieme all’Orto dei sensi, sono
naturale prosecuzione di questa esperienza che ora propongo alle scuole che
nella loro formulazione mi hanno permesso di mettere a frutto il metodo di
lavoro interdisciplinare, acquisito all’ISA di Monza.
È
da allora che mi è chiaro il concetto che spesso di fronte alla risoluzione di
un qualsiasi problema, che sia esso connesso ad una attività o meno, ci
troviamo in difficoltà perché riteniamo di poterlo risolvere trovando la
soluzione nell’ambito ristretto alla criticità che stiamo affrontando. La
frammentazione dei saperi non è utile metodologia, ben più costruttivo è un
approccio interdisciplinare, indispensabile per affrontare e superare
efficacemente i problemi che di volta in volta si presentano.
Il
sapere specialistico non è sempre vincente perché comunque esiste una rete di
interconnessioni per la quale le diverse discipline convergono.
Un
approccio intellettuale interdisciplinare che collega, ad esempio, l’arte alla
scienza o alla educazione didattica secondo i principi dell’edutaiment,
accogliendo e valorizzando le molteplici tematiche di studio facenti parti del
mio bagaglio culturale, è l’approccio che ho sempre prediletto e perseguito nel
mio lavoro. Serve che le discipline “dialoghino” tra loro, e che dal “dialogo”
e dallo scambio tra esse si trovino punti di contatto sia per risolvere
problematiche sia per dar vita a nuovi e virtuosi sviluppi di conoscenza
assecondando la creatività.
https://www.stefaniasansoni.it/wp/progetti/i-buoni-colori/
